Recensione Karmacode - Lacuna Coil
Sono passati quattro anni dal precedente
''Comalies'', album che ha
proiettato i Lacuna Coil nello
gota dell'heavy music internazionale,
al punto da farli sbarcare su suolo
americano, direttamente alla corte
di sua maestà Ozzy Osbourne.
Oltre all'indubbio prestigio di aver
partecipato all'Ozzfest i Lacuna Coil
hanno incassato, nella persona di
Cristina Scabbia, il colto riconoscimento
di Franco Battiato, che ha
voluto duettare con la talentuosa
singer nel suo ultimo album.
Ma veniamo al nuovo ''Karmacode'',
quarto full lenght album, che mostra
l'elevato grado di maturazione a cui
è giunta la band. Se i precedenti
dischi fallivano il tentativo di eguagliare
l'energia che la band sa proporre
dal vivo, quest'album centra invece
pienamente il bersaglio. Merito sicuramente
di un sound (e di un budget) di tutto
rispetto, che non ha nulla da invidiare
a blasonate realtà d'oltreoceano.
Ed è proprio alle sonorità
made in USA che i Lacuna Coil si sono
rifatti. In particolare la sezione
ritmica rievoca reminiscenze korniane,
mentre il riffing è sicuramente
più strutturato e l'uso delle
melodie è squisitamente mediterraneo,
quasi arabeggiante. Un mix che penso
permetterà alla bandi italiana
di affiancarsi ai grandi nomi dell'heavy
americano, riuscendo comunque a distinguersi
per personalità e talento.
Una particolare menzione per Cristina
Scabbia qui alla sua miglior performance
di sempre. Capace di interpretare
i brani in maniera magistrale, con
voce e tecnica invidiabili. Un plauso
anche al coraggio di questa band.
Francamente mi aspettavo una svolta
simil-pop per sbancare i botteghini,
i Lacuna Coil hanno deciso di tirare
fuori le palle e glie ne va dato merito.
A mio avviso il loro miglior album.
Autore: Michele Marinel
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